Dopo tanto tempo a pianificare questa entrata in scena, finalmente ce l'ho fatta. Lo ammetto, dovevo solo riordinare le idee e scegliere un nome per il blog. Sembra sciocco ma è così. Dopo mesi di riflessione, alla fine ho fatto un passo indietro e istintivamente ho scelto Epoche nude, ma il perché ve lo lascio immaginare.
CHI SONO?
Il mio nome è Elisabetta, mi sembra ovvio, ma gli amici mi chiamano Eli (qualcuno anche Betty, ma sorvoliamo!). Sono mamma di due cucciole, più simili a due Nazgul in verità, e ho una grande passione per le cinquanta sfumature dell'arte.
Presi lezioni di piano da piccolissima, ma le mie dita avrebbero voluto pizzicare le corde di una chitarra. Col tempo questo interesse crebbe insieme a quello per la musica rock e accantonai il piano per dedicarmi alla chitarra elettrica. No, scherzo, avrei voluto farlo, ma alla fine riuscii solo a strimpellare Patience, The man who sold the world, Smoke on the water... Solo ora mi sovviene il perché del mio sfratto, ma andiamo avanti!
Alle elementari, la mia adorabile maestra mi diceva sempre che un giorno avrei fatto la pittrice o la scrittrice, perché ogni volta che c'era il compito in classe doveva strapparmi la penna dalle mani. Ricordo l'esame di quinta: Racconta di un libro che hai letto. Avevo letto "Piccole donne" e riuscii a riassumerlo in due fogli, ma solo perché la maestra si rifiutò di darmi il terzo. Per quanto riguarda il disegno, invece, ero brava anche in quello e su ogni pagella mi consigliava di studiare arte. I miei disegni erano affissi ovunque, anche quelli dei miei compagni di classe, dato che li facevo io. Non mi diedero mai soddisfazione quegli infami, ma la maestra lo sapeva e mi faceva l'occhietto.
Durante l'infanzia scrissi e disegnai molto, composi perfino delle poesie, mentre dondolavo sull'albero di mandarini che mia nonna aveva in giardino. Trascorrevo le ore serali a disegnare e colorare prima di andare a letto, perché erano gli anni '80, non avevo un computer, un cellulare o la playstation. Avevo solo le mani e la mente, e la bicicletta... e tanta voglia di fare.
Da adolescente ormai la passione per il rock era enorme e sognavo di diventare un grafico. Volevo disegnare le copertine dei dischi. In quel periodo i miei interessi erano solo la musica e il disegno, ovviamente. Il mio banco era il più artistico di tutti!
L'università fu uno dei miei periodi più belli. Riuscii perfino a fondare un gruppo rock. Suonavamo in un vecchio salone da barbiere, piccolo come il mio bagno, e durante le prove gli universitari si radunavano lì intorno per ascoltarci. Anche i "nativi" lo facevano, ma solo per mandarci al diavolo. Il chitarrista ebbe anche la favolosa idea di farci avere un contratto con un locale, ma il tizio del ristorante voleva volume basso e una scaletta che Sanremo levate. Era meglio suonare alle feste universitarie, molto meglio!
E POI LA SCRITTURA
Presi lezioni di piano da piccolissima, ma le mie dita avrebbero voluto pizzicare le corde di una chitarra. Col tempo questo interesse crebbe insieme a quello per la musica rock e accantonai il piano per dedicarmi alla chitarra elettrica. No, scherzo, avrei voluto farlo, ma alla fine riuscii solo a strimpellare Patience, The man who sold the world, Smoke on the water... Solo ora mi sovviene il perché del mio sfratto, ma andiamo avanti!
Alle elementari, la mia adorabile maestra mi diceva sempre che un giorno avrei fatto la pittrice o la scrittrice, perché ogni volta che c'era il compito in classe doveva strapparmi la penna dalle mani. Ricordo l'esame di quinta: Racconta di un libro che hai letto. Avevo letto "Piccole donne" e riuscii a riassumerlo in due fogli, ma solo perché la maestra si rifiutò di darmi il terzo. Per quanto riguarda il disegno, invece, ero brava anche in quello e su ogni pagella mi consigliava di studiare arte. I miei disegni erano affissi ovunque, anche quelli dei miei compagni di classe, dato che li facevo io. Non mi diedero mai soddisfazione quegli infami, ma la maestra lo sapeva e mi faceva l'occhietto.
Durante l'infanzia scrissi e disegnai molto, composi perfino delle poesie, mentre dondolavo sull'albero di mandarini che mia nonna aveva in giardino. Trascorrevo le ore serali a disegnare e colorare prima di andare a letto, perché erano gli anni '80, non avevo un computer, un cellulare o la playstation. Avevo solo le mani e la mente, e la bicicletta... e tanta voglia di fare.
Da adolescente ormai la passione per il rock era enorme e sognavo di diventare un grafico. Volevo disegnare le copertine dei dischi. In quel periodo i miei interessi erano solo la musica e il disegno, ovviamente. Il mio banco era il più artistico di tutti!
L'università fu uno dei miei periodi più belli. Riuscii perfino a fondare un gruppo rock. Suonavamo in un vecchio salone da barbiere, piccolo come il mio bagno, e durante le prove gli universitari si radunavano lì intorno per ascoltarci. Anche i "nativi" lo facevano, ma solo per mandarci al diavolo. Il chitarrista ebbe anche la favolosa idea di farci avere un contratto con un locale, ma il tizio del ristorante voleva volume basso e una scaletta che Sanremo levate. Era meglio suonare alle feste universitarie, molto meglio!
E POI LA SCRITTURA
Dopo anni a dipingere, ho ripreso l'attività che più amavo: scrivere. Dopo quattordici anni e tanti alti e bassi, ho deciso di pubblicare il mio scarabocchio. Si trattava di un romanzetto psicologico breve che un'intuizione mi ha fatto trasformare in qualcosa di molto più grande... Alla fine è diventato una trilogia!
Nome originale: Lettere morte. Allegria! In effetti era solo un diario, ma col tempo decisi di sfruttare la mia esperienza di role player ossessiva e compulsiva e renderlo più ROMANZOSO. Erano gli anni in cui avevo 394 profili e ruolavo come se non ci fosse un domani. Ma dopo dieci anni di roleplaying, di cui cinque da master, ho deciso di dedicarmi a una sola cosa: la scrittura.
Dei miei libri vi parlerò più in là, ora voglio solo dire che il motivo per cui è trascorso così tanto tempo dalla pubblicazione sta nel fatto che ero molto inesperta e non conoscevo altre strade se non quella di pagare la pubblicazione. Non avevo i mezzi, ma, anche se li avessi avuti, non avrei mai scelto di pagare un editore. E poi finalmente questa cosa meravigliosa del self publishing. All'inizio ero titubante perché speravo di avere un contratto con una casa editrice accettabile che mi avrebbe supportato nella diffusione dei miei "capolavori". Ma, quando ho aperto gli occhi, mi sono informata e ho ascoltato le disavventure degli altri, ho deciso che chi fa da sé fa per tre. Con questo non voglio dire che tutte le case editrici truffano i poveri scrittori emergenti, ce ne sono tantissime serie e affidabili, ma a una come me, con la perenne nuvoletta sulla testa, come poteva capitarmi quella buona? Pessimismo a parte, ora posso dirmi felice! Ho pubblicato su Amazon per vedere come andava, ho avuto delle soddisfazioni e ho deciso di non mollare.
La mia trilogia si intitola Tragodìa. Il primo volume, Il gelo nel cuore, è già in vendita su Amazon, ma a breve sarà sugli store online e prenotabile nelle librerie. Il secondo è pronto per la stampa e la cosa mi entusiasma molto perché mi metto nei panni di quei lettori che attendono il seguito. Il terzo è nella mia mente, ma inizierò a scriverlo presto, molto presto.
Nome originale: Lettere morte. Allegria! In effetti era solo un diario, ma col tempo decisi di sfruttare la mia esperienza di role player ossessiva e compulsiva e renderlo più ROMANZOSO. Erano gli anni in cui avevo 394 profili e ruolavo come se non ci fosse un domani. Ma dopo dieci anni di roleplaying, di cui cinque da master, ho deciso di dedicarmi a una sola cosa: la scrittura.
Dei miei libri vi parlerò più in là, ora voglio solo dire che il motivo per cui è trascorso così tanto tempo dalla pubblicazione sta nel fatto che ero molto inesperta e non conoscevo altre strade se non quella di pagare la pubblicazione. Non avevo i mezzi, ma, anche se li avessi avuti, non avrei mai scelto di pagare un editore. E poi finalmente questa cosa meravigliosa del self publishing. All'inizio ero titubante perché speravo di avere un contratto con una casa editrice accettabile che mi avrebbe supportato nella diffusione dei miei "capolavori". Ma, quando ho aperto gli occhi, mi sono informata e ho ascoltato le disavventure degli altri, ho deciso che chi fa da sé fa per tre. Con questo non voglio dire che tutte le case editrici truffano i poveri scrittori emergenti, ce ne sono tantissime serie e affidabili, ma a una come me, con la perenne nuvoletta sulla testa, come poteva capitarmi quella buona? Pessimismo a parte, ora posso dirmi felice! Ho pubblicato su Amazon per vedere come andava, ho avuto delle soddisfazioni e ho deciso di non mollare.
La mia trilogia si intitola Tragodìa. Il primo volume, Il gelo nel cuore, è già in vendita su Amazon, ma a breve sarà sugli store online e prenotabile nelle librerie. Il secondo è pronto per la stampa e la cosa mi entusiasma molto perché mi metto nei panni di quei lettori che attendono il seguito. Il terzo è nella mia mente, ma inizierò a scriverlo presto, molto presto.

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